Il cammino verso la beatificazione
Reliquie
Le reliquie sono sempre state circondate nella Chiesa da straordinario rispetto e attenzione, perché il corpo dei beati e dei santi fu sulla terra tempio vivo dello Spirito Santo e strumento della loro santità.
Dottrina sulle reliquie e sui resti dei santi
L’origine della venerazione delle reliquie
Una delle ragioni più impressionanti per venerare le reliquie è proprio il modo in cui fu trattato il corpo di Cristo dopo la sua morte. Invece di lasciare il corpo di Gesù sulla croce perché i Romani lo deponessero e se ne sbarazzassero (come era consuetudine), Giuseppe d’Arimatea corse un rischio audace e chiese a Pilato il corpo di Cristo (cfr Mc 15,43; Gv 19,38).
Quest’uomo eminente diede poi il proprio sepolcro nuovo, scavato nella roccia, come luogo di riposo di Cristo (cfr Mt 27,60). Venne anche Nicodemo e portò più di cento libbre di aromi per avvolgerli nel lenzuolo funebre (cfr Gv 19,39) – sapendo che una tale quantità di aromi era usata solo per i defunti più illustri. Dopo la sepoltura le donne vennero con devozione e riverenza al sepolcro (cfr Mt 28,1), desiderando ungere il corpo di Cristo con unguenti preziosi benché il sepolcro fosse già sigillato (cfr Mc 16,1; Lc 24,1). Questi atti di venerazione significavano più della consueta cortesia riservata ai resti dei defunti; erano resi con un rispetto particolare per il corpo del più santo degli uomini – in questo caso l’uomo più santo che sia mai vissuto, poiché Gesù Cristo era Dio incarnato.
Le reliquie nel cristianesimo primitivo
La venerazione dei resti dei santi è esplicitamente attestata già nel Martyrium Polycarpi (Il martirio di san Policarpo), scritto dagli Smirnesi nell’anno del Signore 156. In esso i cristiani descrivono così gli avvenimenti del suo rogo: „Raccogliemmo le sue ossa, più preziose di pietre preziose e più pregiate dell’oro raffinato, e le deponemmo in un luogo adatto, dove il Signore ci permetterà di riunirci, per quanto ci sarà possibile, e di celebrare con gioia e letizia il giorno natalizio del suo martirio.” Questo santo fu dichiarato santo (iscritto nell’elenco dei santi) senza una canonizzazione – semplicemente perché presso la sua tomba avvennero miracoli subito dopo il martirio.
Lo storico anticattolico Carl Gustav Adolf von Harnack ricorda così nel suo libro la venerazione delle sante reliquie nella Chiesa primitiva: „…Anche i maestri della Chiesa guardano alle reliquie con rispetto. Tutti, anche i Cappadoci, ne ammettono la venerazione. I numerosi miracoli operati da ossa e reliquie confermano evidentemente la loro venerazione. La Chiesa non deve quindi abbandonare la pratica di venerare le reliquie, benché contro di essa sia stato mosso un violento attacco da parte di alcuni pagani colti e anche dei manichei.” (Harnack, Storia del dogma, trad., IV, 313).
Nel IV secolo il grande biblista san Girolamo dichiara: „Non adoriamo, non prestiamo culto divino, né per timore ci inchiniamo davanti alle creature piuttosto che davanti al Creatore stesso; ma veneriamo i resti dei martiri nell’ordine dell’adorazione di Colui al quale questi martiri appartengono” (Ad Riparium, i, PL, XXII, 907).
Le reliquie nella Sacra Scrittura
Teniamo presente che cosa insegna la Chiesa sulle reliquie. Non dice che in esse vi sia un qualche potere magico. Nella reliquia in sé non c’è nulla di magico – né in un osso dell’apostolo Pietro né nell’acqua di Lourdes, come se possedesse una propria capacità di guarire. La Chiesa dice soltanto che le reliquie possono essere occasione di miracoli di Dio, e anche in questo la Chiesa segue la Sacra Scrittura.
L’uso delle ossa del profeta Eliseo restituì la vita a un morto: „Eliseo morì e fu sepolto. Ora bande di Moabiti facevano incursioni nel paese ogni anno. Mentre si seppelliva un uomo, ecco si vide passare una di quelle bande; il morto fu gettato nel sepolcro di Eliseo. L’uomo, appena toccò le ossa di Eliseo, riprese vita e si alzò in piedi.” (2 Re 13,20–21). È un chiaro esempio biblico di un miracolo di Dio mediante il contatto con i resti di un santo.
Lo stesso avvenne nel caso della donna guarita da emorragia toccando il lembo del mantello di Cristo e dei malati che furono guariti quando l’ombra di Pietro cadeva su di loro (cfr Mt 9,20–22; At 5,12–16). „Dio intanto operava prodigi non comuni per opera di Paolo, al punto che si mettevano sopra i malati fazzoletti o grembiuli che erano stati a contatto con lui e le malattie cessavano e gli spiriti cattivi fuggivano” (At 19,11–12).
Norme per il trattamento delle reliquie
Il trattamento delle reliquie è regolato da norme ecclesiastiche quali il Codice di Diritto Canonico; l’Ordinamento Generale del Messale Romano; il Pontificale Romano e il Cerimoniale dei Vescovi; e anche l’Istruzione della Congregazione delle Cause dei Santi.
Il Codice di Diritto Canonico afferma: „È assolutamente vietato vendere le sacre reliquie. Le reliquie insigni e quelle che sono onorate dal popolo con grande venerazione non possono in alcun modo essere validamente alienate né trasferite in modo definitivo senza la licenza della Sede Apostolica” (CIC, can. 1190 § 1–2). „Si conservi l’antica tradizione di custodire sotto l’altare fisso le reliquie dei martiri e di altri santi, secondo le norme date nei libri liturgici” (CIC, can. 1237 § 2).
L’Ordinamento Generale del Messale Romano al n. 302 afferma: „Si mantenga opportunamente l’uso di custodire sotto l’altare da dedicare reliquie di Santi, anche non martiri. Si abbia però cura di accertare l’autenticità di tali reliquie.”
Questa posizione è riassunta e spiegata ancora più dettagliatamente nel Pontificale Romano, nella parte sulla dedicazione della chiesa e dell’altare, e ugualmente nel Cerimoniale dei Vescovi.
Al n. 866 di quest’ultimo libro le norme fondamentali sulle reliquie sono indicate così: „Se si conserva la tradizione della liturgia romana di collocare sotto l’altare i resti di martiri o di altri santi, si osservino i seguenti principi: a) I resti da collocare nell’altare devono essere di tale dimensione da essere chiaramente riconoscibili come parti di un corpo umano. Non è consentito collocare soltanto resti minutissimi di uno o più santi. b) Si verifichi con la massima cura possibile che i resti da collocare nell’altare siano autentici. È meglio dedicare un altare senza resti che collocarvi resti la cui autenticità non sia stata accertata. c) Il reliquiario non va posto sulla mensa dell’altare né sopra l’altare, ma, secondo la forma dell’altare, va collocato sotto la mensa.” La mensa dell’altare è riservata esclusivamente alla celebrazione dell’Eucaristia.
Il Cerimoniale dei Vescovi descrive al n. 900 anche il rito della collocazione delle reliquie: „Se i resti di martiri o di altri santi devono essere collocati nell’altare, il vescovo si avvicina all’altare. Un diacono o un sacerdote porta i resti al vescovo, che li colloca nell’apertura preparata per essi. Nel frattempo si canta l’antifona Sotto l’altare di Dio oppure I corpi dei santi riposano in pace con il Salmo 14, o un altro canto adatto.”
Le reliquie sono sempre state circondate nella Chiesa da straordinario rispetto e attenzione, perché il corpo dei beati e dei santi, destinato alla risurrezione, fu sulla terra tempio vivo dello Spirito Santo e strumento della loro santità, e la Chiesa li ha elevati all’onore degli altari con la beatificazione e la canonizzazione.
Le reliquie dei beati e dei santi non devono essere esposte alla pubblica venerazione dei fedeli senza l’opportuna conferma dell’autorità ecclesiastica che ne garantisca l’autenticità.
L’Istruzione della Congregazione delle Cause dei Santi del 16 dicembre 2017, nel capitolo Le reliquie nella Chiesa – autenticità e conservazione, dice: „Secondo la tradizione, sono considerate insigni le reliquie del corpo dei beati e dei santi, o loro parti. A queste reliquie i vescovi diocesani o coloro che ad essi sono equiparati dal diritto, e la Congregazione delle Cause dei Santi, dedicano particolare cura e vigilanza, per assicurarne la conservazione e la venerazione e per impedirne gli abusi.
Devono perciò essere custodite in contenitori preziosi adeguatamente sigillati e chiusi – reliquiari – e collocate in luoghi che ne garantiscano la sicurezza, ne rispettino il carattere sacro e ne favoriscano la venerazione. In ogni caso vanno conservate e trattate in modo riverente, così da evitare ogni forma di profanazione o di commercio.
La stessa cura e venerazione vanno riservate ai resti mortali (exuviae) dei Servi di Dio le cui cause di beatificazione e canonizzazione sono in corso. Finché non siano stati elevati all’onore degli altari con il rito della beatificazione e della canonizzazione, i loro resti non possono essere esposti alla pubblica venerazione e non possono godere di quei privilegi riservati esclusivamente ai corpi di coloro che sono stati beatificati e canonizzati.”
L’istruzione è rivolta giuridicamente ai vescovi diocesani e a coloro che sono ad essi equiparati, nonché a tutti coloro che prendono parte alla procedura relativa alla venerazione delle reliquie dei beati e dei santi, per facilitarne il trasferimento, cosa desiderabile in una materia così straordinaria. L’istruzione stabilisce la procedura canonica da osservare nella verifica dell’autenticità delle reliquie e dei resti mortali, in modo da rispondere al fine di assicurarne la conservazione e favorirne la venerazione con misure concrete e praticabili: la ricognizione canonica (recognitio), il prelievo di frammenti e la preparazione delle reliquie per la distribuzione, il trasferimento di un reliquiario e l’ulteriore consegna delle reliquie. Stabilisce inoltre come ottenere il consenso della Congregazione delle Cause dei Santi, osservando le misure e le procedure per la peregrinatio delle reliquie.
Categorie di reliquie secondo l’importanza
Le reliquie di prima classe (cosiddette reliquie primarie) si dividono in due categorie: i resti fisici del corpo di un santo e quelli legati agli avvenimenti della vita del Signore Gesù (per esempio tutti gli strumenti della sua passione, della sua nascita…).
Le reliquie di seconda classe (cosiddette reliquie secondarie) sono capi di vestiario e oggetti che il santo ha direttamente usato o fabbricato.
La terza classe di reliquie (cosiddette reliquie terziarie) è generalmente un oggetto benedetto (per esempio un’immaginetta devozionale, una croce, un rosario, una medaglia o un anello) che è venuto a contatto diretto con una reliquia di prima classe toccando il corpo del santo. Il termine „reliquia ricordo” si usa per un souvenir, un ricordo di un luogo sacro o di pellegrinaggio.
Descrizione di una reliquia al momento della sua designazione: le reliquie destinate alla pubblica venerazione sono preparate per lo più, su autorità dei vescovi e dei superiori religiosi, dai postulatori, che le collocano in un contenitore dorato, d’argento o di bronzo chiamato theca. Ogni reliquia di questo genere deve avere il proprio documento di autenticità. Il sigillo di ceralacca sul reliquiario deve essere intatto e identico al sigillo sul certificato di autenticità della reliquia. La descrizione della reliquia è in latino. Si trova presso la reliquia stessa e sul suo certificato.
La collocazione nell’Oratorio di Oberbronn
Con il permesso delle competenti autorità ecclesiastiche fu aperta l’urna con i resti mortali di Alfonsa Maria, risalente al novembre 1950, e con l’aiuto di uno specialista furono preparate le reliquie della Venerabile Serva di Dio.
Terminati questi lavori, il 10 aprile 2018, durante la Santa Messa celebrata dall’arcivescovo mons. Luc Ravel insieme ai sacerdoti della diocesi di Strasburgo, la nuova cassa con i resti mortali di Madre Alfonsa Maria fu collocata nel luogo restaurato nell’Oratorio di Oberbronn.
SUOR M. KATARÍNA KRIŠTOFOVÁ, POSTULATRICE
La venerazione delle reliquie della beata Alfonsa Maria Eppinger
È antica consuetudine della Chiesa tenere in grande onore i resti mortali dei santi, chiamati reliquie, e anche pellegrinare alle tombe o ai luoghi dove sono custodite le reliquie dei santi, e lì pregare e chiedere l’intercessione di questi membri glorificati della Chiesa. Così è anche con le reliquie della beata Alfonsa Maria Eppinger.
Il reliquiario principale della beata Alfonsa Maria Eppinger è custodito nella cappella laterale chiamata Oratorio nella chiesa del convento di Oberbronn. La tomba in cui i resti mortali di Madre Alfonsa Maria riposarono dalla sua sepoltura fino all’inizio del processo di beatificazione si trovava, ed è tuttora conservata, nel cimitero di Niederbronn, che è il cimitero privato della Congregazione delle Suore del Santissimo Salvatore. I pellegrinaggi alle reliquie della beata Alfonsa Maria a Oberbronn possono essere compiuti individualmente o in gruppo. Un pellegrinaggio alle reliquie della beata Alfonsa Maria è molto gradito e, una volta annunciato alle suore di Oberbronn, può essere organizzato.
Come si richiede una reliquia della beata Alfonsa Maria per una chiesa o una cappella? Così come il reliquiario principale della beata Alfonsa Maria è custodito a Oberbronn per la pubblica venerazione nella Chiesa, è possibile richiedere una piccola reliquia di prima classe (ex ossibus) unicamente per una chiesa o una cappella, allo scopo di esporre o collocare la reliquia per la pubblica venerazione dei fedeli. Le reliquie non vengono date a privati. Una lettera o richiesta di reliquia, indicando il luogo della chiesa o cappella dove la reliquia sarà collocata per la pubblica venerazione e firmata dal responsabile (parroco, amministratore parrocchiale, rettore, superiore di una comunità religiosa e così via), va inviata per posta a: Postulácia bl. Alfonzy Márie, Nám. SNP 470/11, 811 06 Bratislava, Slovacchia.
Come collocare una reliquia e come venerarla in modo degno e riverente
„Le varie forme di devozione popolare verso le reliquie dei santi – come baciare la reliquia, ornarla di luci e di fiori, impartire la benedizione con la reliquia, portare la reliquia in processione, senza escludere l’uso di portarla ai malati (dalla superiora o da una suora incaricata in una casa religiosa, o dal parroco in una parrocchia) per confortarli e rafforzare la supplica per la guarigione – vanno compiute con grande dignità e per un puro motivo di fede. In ogni caso si eviti di collocare le reliquie dei santi sulla mensa dell’altare: essa è riservata al Corpo e al Sangue di Gesù Cristo.”
Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti: Direttorio su pietà popolare e liturgia, 2002, n. 236
Se una reliquia deve essere esposta in una chiesa o cappella per la pubblica venerazione, può essere collocata accanto all’altare o in un altro luogo adatto. Può essere incensata, baciata o usata per impartire la benedizione. Con la reliquia della beata Alfonsa Maria si raccomanda di porre accanto il testo della preghiera per la sua canonizzazione.
A cura di suor Katarína Krištofová, SDR
postulatrice della causa di canonizzazione
Bratislava, 17 maggio 2019